domenica 16 settembre 2012

Se creare sia produrre dal nulla...


 Pare che creare non sia produrre dal nulla.
 Infatti: 1. Insegna S. Agostino [Contra adv. leg. et proph. 1, 23]: «Fare si dice a proposito di ciò che assolutamente non esisteva, creare invece è costituire una cosa traendola da ciò che già esisteva».
 2. La nobiltà di un‘azione o di un moto viene considerata in base ai rispettivi termini. Ora, l‘azione che va dal bene al bene, e da un ente a un altro ente, è più nobile di quella che dal nulla porta a qualcosa. D‘altra parte la creazione si presenta come l‘azione più alta e fondamentale fra tutte le operazioni [transitive]. Quindi non può consistere [nel passaggio] dal nulla a qualcosa, ma piuttosto da un essere a un altro essere.
3. La preposizione ex [di o da] indica un rapporto di causa, e precisamente di causa materiale: come quando diciamo che una statua è fatta ex aere [di bronzo]. Ma il nulla non può essere materia di un ente, né causa di esso in qualsiasi altro modo. Quindi creare non è fare qualcosa dal nulla. In contrario: La Glossa dice, a proposito del passo [Gen 1, 1]: «In principio Dio creò», che «creare è fare qualcosa dal nulla».

Dimostrazione: Come si è detto sopra [q. 44, a. 2], non si deve considerare soltanto l‘emanazione di un essere particolare da una causa determinata, ma anche l‘emanazione di tutto l‘essere dalla causa universale che è Dio: e questa emanazione la designamo col nome di creazione. Ora, quanto procede secondo un‘emanazione particolare non preesiste all‘emanazione stessa: se p. es. un uomo viene generato, è segno che quell‘uomo prima non esisteva, ma che è stato prodotto [a partire] da ciò che prima non era un uomo, come una cosa diventa bianca a partire da un soggetto che prima non era bianco. Se quindi consideriamo l‘emanazione di tutto l‘essere universale dalla prima causa, è impossibile pensare che vi sia un ente presupposto a questa causalità. Ora, il nulla è la stessa cosa che nessun ente. Come dunque la generazione di un uomo inizia da quel non-ente che è il non-uomo, così la creazione, che è l‘emanazione di tutto l‘essere, inizia da quel non-ente che è il nulla. Analisi delle obiezioni: 1. S. Agostino qui prende il termine creazione in senso improprio, usando il verbo creare per indicare che una cosa viene cambiata in meglio, come quando si dice che uno è creato vescovo. Ma qui non parliamo di creazione in questo senso, bensì in quello indicato [nel corpo]. 2. Le mutazioni ricevono natura e dignità non dal termine di partenza, ma da quello di arrivo. Un moto perciò sarà tanto più perfetto e nobile quanto più nobile e alto è il termine verso cui tende; per quanto il termine di partenza, contrapposto a quello di arrivo, sia più imperfetto. Così, p. es., la generazione di per sé è più nobile e più fondamentale dell‘alterazione, per il fatto che la forma sostanziale è più che la forma accidentale: ciò nonostante la mancanza della forma sostanziale, che nella generazione è il termine di partenza, è qualcosa di più imperfetto del corrispondente termine di partenza dell‘alterazione. E così pure la creazione è un‘operazione più perfetta e più alta della generazione e dell‘alterazione, dato che il suo termine di arrivo è l‘intera sostanza della cosa. Ciò che invece è inteso come termine di partenza in realtà non esiste. 3. Quando si dice che una cosa è fatta dal nulla, la preposizione ex [di o da] sta a indicare non la causa materiale, ma la sola successione: come quando si dice che dalla mattina si va facendo mezzogiorno, cioè dopo la mattina viene il mezzogiorno. Tuttavia si osservi che la preposizione da o include la negazione espressa nel termine nulla [p. es.: dal non essere], oppure viene a sua volta inclusa dalla negazione stessa [p. es.: non da un essere]. Nel primo caso dunque resta affermata la successione, e si esprime il suo ordine al non essere precedente. Se invece la negazione include la preposizione, allora la successione viene trascurata, e l‘espressione: è fatto dal nulla ha questo senso: non è fatto di [o da] qualcosa; come se uno dicesse: costui parla di nulla, perché non parla di
qualcosa. Ora, in tutti e due i modi è vero che creare è fare qualcosa dal nulla. Ma nel primo caso la preposizione da indica successione, come si è detto; nel secondo invece indica la causa materiale, che viene negata.
(Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Analisi delle difficoltà, dimostrazione e soluzioni delle difficoltà, Quesito 45 Articolo 1)

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